02.06.2004
Una Proposta del Comitato

CRITERI PER LA PROGETTAZIONE DI UN PIANO DI RECUPERO PER L'ANTICO CORSO.

[clicca qui per aprire la versione solo testo, o per salvarla]

indice:
premessa | alcuni numeri | una lettura dei numeri | le proposte del comitato

Premessa - Con questo documento il Comitato Popolare "Antico Corso" di Catania, formatosi nel 2000 al termine di un'assemblea di piazza in cui si discussero i gravi problemi del quartiere, vuole delineare i punti essenziali che dovranno ispirare la creazione di un Piano di Recupero, un progetto che preveda un intervento su tutta la zona, al fine di garantire ai suoi abitanti condizioni di vita e diritti dignitosi.
Questa proposta, avanzata dal Comitato, vuole così arginare ed arrestare il disastro sociale (nonché urbanistico, culturale e ambientale), causato da una politica di "rivalutazione" che ad altro non mira se non a garantire ad alcune forze economiche della città di vedere crescere i propri profitti e il proprio potere nel cuore del centro urbano, che è appunto l'Antico Corso insieme con altri quartieri. [torna su]

Alcuni numeri - L'Antico Corso è un quartiere che fa parte della Prima Municipalità di Catania. Conta oggi circa 4.000 abitanti (contro i 10.000 di dieci anni fa), su 60.000 di tutta la circoscrizione. La maggior parte degli abitanti è costituita da lavoratori dipendenti, disoccupati, precari, o piccoli artigiani. Da alcuni anni è cresciuta la presenza di studenti universitari fuorisede, a causa dell'esistenza delle facoltà universitarie, nonché di immigrati.
Sono parecchie le facoltà presenti in zona: Giurisprudenza (11.000 iscritti, più gli impiegati), Lettere (circa 6.000 iscritti) una divisione di Medicina ed una di Scienze Politiche, più l'Accademia delle Belle Arti.
Sono presenti in zona tra l'altro: tre ospedali (S. Bambino, V. Emanuele, Garibaldi), un ex ospedale oggi con alcuni ambulatori (S. Marta), un'autorimessa della Provincia, il deposito Amt, un Liceo Classico ed uno Scientifico, il Genio Civile, parecchi sindacati, l'Ufficio Tecnico, l'Ufficio di Igiene e profilassi.
La dispersione e la mortalità scolastica sono altissimi, il lavoro è spesso in nero (e minorile: si arriva a paghe di 50.000 a settimana) o precario.
Un affitto medio in zona è ormai arrivato a 200-300.000 lire a vano, contro le circa 400.000 lire per tutto l'appartamento di qualche anno fa. Nell'intera Municipalità si è calcolato che circa settecento famiglie l'anno hanno lasciato le proprie case, spesso in seguito a sfratti, per trasferirsi in periferia.
La situazione idrica, fognaria e igienica è disastrosa: vi sono strade che vengono spazzate una volta ogni tre mesi, ed i ratti invadono non solo le abitazioni terranee, ma anche le più alte.
L'Istituto Manzoni è una funzionale scuola di quartiere: ma il pericolo della sua chiusura, per ora scongiurato grazie alle pressioni degli abitanti, è sempre vivo.
Non esiste un asilo nido all'Antico Corso: il più vicino è a circa due chilometri. L'intera municipalità ne conta tre (uno ogni 5.000 famiglie).
Non esiste il consultorio familiare: il più vicino è a circa un chilometro.
Non vi sono aree verdi, bambinopoli, piazze attrezzate, attrezzature sportive e ovviamente spazi al chiuso per l'aggregazione e l'incontro pubblico di giovani, famiglie e anziani.
I beni archeologici della zona sono innumerevoli: l'Anfiteatro Greco-romano, il Bastione degli Infetti, l'Acropoli romana, i resti delle Mura Normanne, la chiesa di San Nicola, ecc. E' insomma l'area della città con la più alta concentrazione di beni archeologici e architettonici. [torna su]

Una lettura dei numeri - E' immediato il primo dato che emerge dalle cifre appena citate: in una zona di circa 2 per 1 km di estensione, con 4.000 abitanti, ogni giorno si riversano circa 40-50.000 utenti di servizi e attività non specifiche del quartiere. Questo crea un congestionamento facilmente immaginabile, di auto e persone.
Un altro dato riguarda il cambiamento repentino del tessuto sociale. Da quando l'Università si è estesa in zona, con una politica di acquisto è riutilizzo di edifici storici, sono cambiati anche gli equilibri economici: i padroni di casa hanno aumentato gli affitti, e sostituito le famiglie che non potevano più permettersi tali variazioni con studenti o immigrati, categorie entrambi soggette al mercato nero degli affitti più selvaggi. Inoltre, i prezzi al consumo sono notevolmente cresciuti (si veda il caso del pane: è più conveniente andarlo a comprare in altri quartieri che qui).
Questo lento cambiamento sociale ha dato manforte alle Amministrazioni (già di per sé restie a farlo) a non creare servizi sociali di quartiere, necessità irrinunciabili di chi, con basso reddito, non si può permettere l'accesso a servizi a pagamento.
Per concludere, una lettura della politica in merito ai beni archeologici e culturali. Le aree del quartiere non sono assolutamente valorizzate ed addirittura spesso chiuse al pubblico o abbandonate. Per non parlare del caso Purità, in cui mura e torri normanne, muri greci e romani, vengono distrutti per fare spazio ad un edificio dell'Università. Queste risorse vengono sbandierate solo per prestigio, ma poi non vengono sfruttate, malgrado costituiscano un bene prezioso, oltre che culturale anche economico.

In conclusione il Comitato afferma con certezza che è stata intenzione di queste Amministrazioni, tanto la precedente "Bianco" che l'attuale "Scapagnini", di permettere ad enti privati come le immobiliari o i ricchi proprietari di immobili, o semi private come l'Università, di portare avanti indisturbati una politica di espansione nel quartiere Antico Corso. Gli interventi urbanistici finora realizzati hanno seguito una politica occasionale, che mirava all'acquisizione di grossi contenitori storici da parte dell'Università.
Tali forze economiche mascherate dalla parola d'ordine della "riqualificazione", avevano ed hanno l'unico obiettivo di accrescere i propri profitti secondo una logica della speculazione e del calpestare le esigenze popolari.
Questo ha portato ad un selvaggio accaparramento degli edifici, ad un'ondata di sfratti, ed un abbassamento della qualità della vita, ad una distruzione dei beni storici da un lato, ma ad un notevole aumento della ricchezza di pochi, e del loro prestigio dall'altro. Insomma, la politica delle recenti Amministrazioni aiuta i padroni della città ad espandere il loro potere, e a rafforzarlo, a scapito di chi lavora. [torna su]

Le proposte del Comitato - Il Comitato Popolare "Antico Corso" premette e richiede quindi:
1) Che si interrompa la pratica della gestione del territorio senza programmazione, e che invece questa e la progettazione di tipo partecipativo diventino uno strumento di pianificazione urbanistica.
2) Che tale programmazione venga effettuata dalle Amministrazioni, ma tenendo in considerazione le esigenze e le proposte avanzate dai cittadini, e solo in un secondo momento diventi una questione tecnica. La fase iniziale della progettazione può essere considerata una specie di "incontro delle parti" dove le parti sociali interessate (abitanti della zona, Amministrazione, progettisti, tecnici, associazioni di categoria) discutano e trovino un accordo programmatico.
3) Che però la programmazione, dovendo trattare di territori funzionali alle esigenze di esseri umani, segua dei criteri e interpreti dei principi di tipo sociale; che quindi tenga in considerazione il fatto che migliaia di lavoratori e disoccupati vivono il quartiere.
4) che quindi si abbandoni il criterio di agevolazione a quelle forze economiche che, essendo in grado di fare leva sulle Amministrazioni in quanto organizzazioni potenti, ottengono qualunque concessione ed autorizzazione, anche quando è provato a posteriori che il loro operato danneggia il cittadino, il suo diritto sociale, il territorio e l'ambiente.

Fatte queste considerazioni il Comitato propone la creazione di un progetto, denominato "Piano di Recupero per l'Antico Corso" che preveda:
1) Questione abitativa: La casa è un diritto negato all'Antico Corso, perché trasformato in una merce. Per garantire che gli abitanti posano continuare a vivere all'interno del proprio quartiere, il Piano dovrà prevedere:
1a) Un calmieraggio agli affitti, ad esempio ricorrendo alla legge sulla integrazione, o trovando un accordo con le categorie dei padroni di casa. Comunque va arrestato tale disumano aumento degli affitti.
1b) Una politica di acquisizione da parte della Amministrazione di edifici da adibire a case ad affitti popolari, da destinare agli abitanti che, costretti ad abbandonare il privato, possano egualmente restare in quartiere.
1c) La conversione di edifici, attualmente con altra destinazione d'uso, a case dello studente, in modo da bloccare la speculazione fatta a loro danno, e ridurre la domanda di case da parte loro, riducendo così il valore di mercato di un'abitazione da affittare ad universitari (meno domanda, meno mercato, meno speculazioni, meno sfratti a famiglie originarie).
1d) Una politica di incentivazione alla ristrutturazione delle case di piccoli proprietari residenti, spesso costretti ad abbandonare perché impossibilitati a sistemare le proprie abitazioni.
Tale politica permetterebbe di ridurre l'attuale altissimo livello di rischio sismico della zona, data la condizione di molti edifici all'atto. Inoltre riporterebbe il quartiere alla sua originaria morfologia urbanistica.
2) Questione dei servizi: Come già sottolineato, in previsione di un sostanziale cambiamento degli abitanti originari con i nuovi studenti, nessun servizio sociale viene all'oggi costituito, abbassando così la qualità della vita della zona. Bisognerà innanzi tutto delocalizzare i servizi non di quartiere, al fine di decongestionare l'area e di recuperare grandi aree per destinarle ai nuovi servizi di quartiere. Saranno poi necessari:
2a) Un asilo nido, strumento necessario alla famiglia, e la cui distribuzione in zona è irrisoria.
2b) Un consultorio familiare.
2c) Una serie di aree con verde pubblico e attrezzate (bambinopoli, passeggiate pedonali, ecc.)
2d) Alcuni spazi polifunzionali che permettano l'aggregazione di giovani, famiglie e anziani, che invece al momento non hanno alcun luogo di incontro pubblico e per il tempo libero.
2e) Alcune necessarie attrezzature sportive pubbliche.
2f) La garanzia che le scuole dell'obbligo non chiudano, che restino negli edifici storici in cui attualmente risiedono e che anzi venga potenziata la loro attività.
3) Questione delle infrastrutture: Il quartiere soffre di problemi strutturali che vanno risolti definitivamente. Andranno previsti quindi:
3a) Il definitivo riassetto del sistema fognario.
3b) Il definitivo riassetto del sistema idrico.
3c) Il definitivo riassetto del sistema viario (la circolazione, come nel caso ancora irrisolto di via Del Piano, va rivista) e della manutenzione delle strade.
3d) L'applicazione reale dei servizi di pulizia, all'oggi inefficienti.
3e) Uno studio sulla mobilità, che tenga conto del carico urbano e dell'inquinamento.
4) Questione dell'artigianato e del lavoro: I piccoli artigiani locali sono schiacciati da un'economia che cambia e che non li tiene in considerazione; a questo si aggiunge che i fondi Urban, apparentemente destinati a loro, sono stati mal distribuiti, e, ironia della sorte, oggi finanziano con 13 miliardi proprio la distruzione e l'edificazione alla Purità. Il Piano dovrà prevedere incentivi e servizi che salvino e rilancino le centinaia di attività presenti in quartiere ed oggi a rischio. Dovrà prevedere corsi di formazione al fine di recuperare le attività artigianali storiche.
5) Questione dei beni culturali e del lavoro: I beni culturali presenti in abbondanza all'Antico Corso hanno per noi un duplice aspetto. Costituiscono un esempio di memoria storica e di identità (basti pensare l'affetto dei residenti alla chiesa di San Nicola, o al Bastione degli Infetti, o alla Torre del Vescovo, tutti simboli del proprio quartiere), ma anche una risorsa economica: infatti, tali importanti luoghi sono oggetto di turismo, e quindi necessitano di un indotto di lavoro notevole; restauratori, manutentori, giardinieri, guide, custodi, servizi per il turismo, sarebbero necessari se tale patrimonio funzionasse. Il Piano dovrà quindi prevedere:
5a) Un censimento dei beni culturali della zona.
5b) Un progetto di riqualificazione e di valorizzazione turistica.
5c) Un censimento dei disoccupati e dei precari della zona.
5d) Un programma di formazione professionale di tali disoccupati e precari per convertirli alla gestione dei beni culturali.
5e) Un'assegnazione della gestione dei beni culturali a tali competenze, con accordi da stabilire.
5f) Una reale promozione dei beni della zona.

Solo a questo punto, cioè definiti e soddisfatti i bisogni di chi abita il quartiere, si darà ordine a tutte le richieste di forze economiche esterne che volessero svilupparsi ed affermarsi in zona, accordando autorizzazioni e agevolando solo quelle che non danneggino i diritti chi ci abita. Nessuno si opporrà all'ingresso dell'Università in quartiere, se questa non crea le condizioni per un disastro sociale.
Solo a questo punto il "Piano di Recupero per l'Antico Corso" diventerà una questione tecnica, da pianificare con i progettisti, gli architetti, gli urbanisti e gli ingegneri.

Con questo documento il Comitato Popolare "Antico Corso" dice la sua sulla questione del quartiere, e invita l'Amministrazione a prendere posizione. Il Comitato è disponibile ad accogliere con molto interesse quelle proposte che tendano a migliorare tale documento.
Chiarisce però che questo costituisce solo la base, l'essenziale di ciò che è necessario qui, è che quindi è quasi inemendabile, perché ogni esclusione o limatura costituirebbe un ulteriore danno a chi abita la zona, e che già sta subendo un costo altissimo impostogli dagli attuali padroni della città, qui aiutati da queste amministrazioni.


Catania, 23 aprile 2001


Comitato Popolare "Antico Corso"

[torna su]

 

 

 

home

I nostri materiali:

Volantini e comunicati

Foto

Video