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Premessa
- Con questo documento il Comitato Popolare "Antico Corso"
di Catania, formatosi nel 2000 al termine di un'assemblea
di piazza in cui si discussero i gravi problemi del quartiere,
vuole delineare i punti essenziali che dovranno ispirare la
creazione di un Piano di Recupero, un progetto che preveda
un intervento su tutta la zona, al fine di garantire ai suoi
abitanti condizioni di vita e diritti dignitosi.
Questa proposta, avanzata dal Comitato, vuole così
arginare ed arrestare il disastro sociale (nonché urbanistico,
culturale e ambientale), causato da una politica di "rivalutazione"
che ad altro non mira se non a garantire ad alcune forze economiche
della città di vedere crescere i propri profitti e
il proprio potere nel cuore del centro urbano, che è
appunto l'Antico Corso insieme con altri quartieri. [torna
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Alcuni
numeri - L'Antico Corso è un quartiere che fa parte
della Prima Municipalità di Catania. Conta oggi circa
4.000 abitanti (contro i 10.000 di dieci anni fa), su 60.000
di tutta la circoscrizione. La maggior parte degli abitanti
è costituita da lavoratori dipendenti, disoccupati,
precari, o piccoli artigiani. Da alcuni anni è cresciuta
la presenza di studenti universitari fuorisede, a causa dell'esistenza
delle facoltà universitarie, nonché di immigrati.
Sono parecchie le facoltà presenti in zona: Giurisprudenza
(11.000 iscritti, più gli impiegati), Lettere (circa
6.000 iscritti) una divisione di Medicina ed una di Scienze
Politiche, più l'Accademia delle Belle Arti.
Sono presenti in zona tra l'altro: tre ospedali (S. Bambino,
V. Emanuele, Garibaldi), un ex ospedale oggi con alcuni ambulatori
(S. Marta), un'autorimessa della Provincia, il deposito Amt,
un Liceo Classico ed uno Scientifico, il Genio Civile, parecchi
sindacati, l'Ufficio Tecnico, l'Ufficio di Igiene e profilassi.
La dispersione e la mortalità scolastica sono altissimi,
il lavoro è spesso in nero (e minorile: si arriva a
paghe di 50.000 a settimana) o precario.
Un affitto medio in zona è ormai arrivato a 200-300.000
lire a vano, contro le circa 400.000 lire per tutto l'appartamento
di qualche anno fa. Nell'intera Municipalità si è
calcolato che circa settecento famiglie l'anno hanno lasciato
le proprie case, spesso in seguito a sfratti, per trasferirsi
in periferia.
La situazione idrica, fognaria e igienica è disastrosa:
vi sono strade che vengono spazzate una volta ogni tre mesi,
ed i ratti invadono non solo le abitazioni terranee, ma anche
le più alte.
L'Istituto Manzoni è una funzionale scuola di quartiere:
ma il pericolo della sua chiusura, per ora scongiurato grazie
alle pressioni degli abitanti, è sempre vivo.
Non esiste un asilo nido all'Antico Corso: il più vicino
è a circa due chilometri. L'intera municipalità
ne conta tre (uno ogni 5.000 famiglie).
Non esiste il consultorio familiare: il più vicino
è a circa un chilometro.
Non vi sono aree verdi, bambinopoli, piazze attrezzate, attrezzature
sportive e ovviamente spazi al chiuso per l'aggregazione e
l'incontro pubblico di giovani, famiglie e anziani.
I beni archeologici della zona sono innumerevoli: l'Anfiteatro
Greco-romano, il Bastione degli Infetti, l'Acropoli romana,
i resti delle Mura Normanne, la chiesa di San Nicola, ecc.
E' insomma l'area della città con la più alta
concentrazione di beni archeologici e architettonici. [torna
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Una
lettura dei numeri - E' immediato il primo dato che emerge
dalle cifre appena citate: in una zona di circa 2 per 1 km
di estensione, con 4.000 abitanti, ogni giorno si riversano
circa 40-50.000 utenti di servizi e attività non specifiche
del quartiere. Questo crea un congestionamento facilmente
immaginabile, di auto e persone.
Un altro dato riguarda il cambiamento repentino del tessuto
sociale. Da quando l'Università si è estesa
in zona, con una politica di acquisto è riutilizzo
di edifici storici, sono cambiati anche gli equilibri economici:
i padroni di casa hanno aumentato gli affitti, e sostituito
le famiglie che non potevano più permettersi tali variazioni
con studenti o immigrati, categorie entrambi soggette al mercato
nero degli affitti più selvaggi. Inoltre, i prezzi
al consumo sono notevolmente cresciuti (si veda il caso del
pane: è più conveniente andarlo a comprare in
altri quartieri che qui).
Questo lento cambiamento sociale ha dato manforte alle Amministrazioni
(già di per sé restie a farlo) a non creare
servizi sociali di quartiere, necessità irrinunciabili
di chi, con basso reddito, non si può permettere l'accesso
a servizi a pagamento.
Per concludere, una lettura della politica in merito ai beni
archeologici e culturali. Le aree del quartiere non sono assolutamente
valorizzate ed addirittura spesso chiuse al pubblico o abbandonate.
Per non parlare del caso Purità, in cui mura e torri
normanne, muri greci e romani, vengono distrutti per fare
spazio ad un edificio dell'Università. Queste risorse
vengono sbandierate solo per prestigio, ma poi non vengono
sfruttate, malgrado costituiscano un bene prezioso, oltre
che culturale anche economico.
In
conclusione il Comitato afferma con certezza che è
stata intenzione di queste Amministrazioni, tanto la precedente
"Bianco" che l'attuale "Scapagnini", di
permettere ad enti privati come le immobiliari o i ricchi
proprietari di immobili, o semi private come l'Università,
di portare avanti indisturbati una politica di espansione
nel quartiere Antico Corso. Gli interventi urbanistici finora
realizzati hanno seguito una politica occasionale, che mirava
all'acquisizione di grossi contenitori storici da parte dell'Università.
Tali forze economiche mascherate dalla parola d'ordine della
"riqualificazione", avevano ed hanno l'unico obiettivo
di accrescere i propri profitti secondo una logica della speculazione
e del calpestare le esigenze popolari.
Questo ha portato ad un selvaggio accaparramento degli edifici,
ad un'ondata di sfratti, ed un abbassamento della qualità
della vita, ad una distruzione dei beni storici da un lato,
ma ad un notevole aumento della ricchezza di pochi, e del
loro prestigio dall'altro. Insomma, la politica delle recenti
Amministrazioni aiuta i padroni della città ad espandere
il loro potere, e a rafforzarlo, a scapito di chi lavora.
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Le
proposte del Comitato - Il Comitato Popolare "Antico
Corso" premette e richiede quindi:
1) Che si interrompa la pratica della gestione del territorio
senza programmazione, e che invece questa e la progettazione
di tipo partecipativo diventino uno strumento di pianificazione
urbanistica.
2) Che tale programmazione venga effettuata dalle Amministrazioni,
ma tenendo in considerazione le esigenze e le proposte avanzate
dai cittadini, e solo in un secondo momento diventi una questione
tecnica. La fase iniziale della progettazione può essere
considerata una specie di "incontro delle parti"
dove le parti sociali interessate (abitanti della zona, Amministrazione,
progettisti, tecnici, associazioni di categoria) discutano
e trovino un accordo programmatico.
3) Che però la programmazione, dovendo trattare di
territori funzionali alle esigenze di esseri umani, segua
dei criteri e interpreti dei principi di tipo sociale; che
quindi tenga in considerazione il fatto che migliaia di lavoratori
e disoccupati vivono il quartiere.
4) che quindi si abbandoni il criterio di agevolazione a quelle
forze economiche che, essendo in grado di fare leva sulle
Amministrazioni in quanto organizzazioni potenti, ottengono
qualunque concessione ed autorizzazione, anche quando è
provato a posteriori che il loro operato danneggia il cittadino,
il suo diritto sociale, il territorio e l'ambiente.
Fatte
queste considerazioni il Comitato propone la creazione di
un progetto, denominato "Piano di Recupero per l'Antico
Corso" che preveda:
1) Questione abitativa: La casa è un diritto
negato all'Antico Corso, perché trasformato in una
merce. Per garantire che gli abitanti posano continuare a
vivere all'interno del proprio quartiere, il Piano dovrà
prevedere:
1a) Un calmieraggio agli affitti, ad esempio ricorrendo
alla legge sulla integrazione, o trovando un accordo con le
categorie dei padroni di casa. Comunque va arrestato tale
disumano aumento degli affitti.
1b) Una politica di acquisizione da parte della Amministrazione
di edifici da adibire a case ad affitti popolari, da destinare
agli abitanti che, costretti ad abbandonare il privato, possano
egualmente restare in quartiere.
1c) La conversione di edifici, attualmente con altra
destinazione d'uso, a case dello studente, in modo da bloccare
la speculazione fatta a loro danno, e ridurre la domanda di
case da parte loro, riducendo così il valore di mercato
di un'abitazione da affittare ad universitari (meno domanda,
meno mercato, meno speculazioni, meno sfratti a famiglie originarie).
1d) Una politica di incentivazione alla ristrutturazione
delle case di piccoli proprietari residenti, spesso costretti
ad abbandonare perché impossibilitati a sistemare le
proprie abitazioni.
Tale politica permetterebbe di ridurre l'attuale altissimo
livello di rischio sismico della zona, data la condizione
di molti edifici all'atto. Inoltre riporterebbe il quartiere
alla sua originaria morfologia urbanistica.
2) Questione dei servizi: Come già sottolineato,
in previsione di un sostanziale cambiamento degli abitanti
originari con i nuovi studenti, nessun servizio sociale viene
all'oggi costituito, abbassando così la qualità
della vita della zona. Bisognerà innanzi tutto delocalizzare
i servizi non di quartiere, al fine di decongestionare l'area
e di recuperare grandi aree per destinarle ai nuovi servizi
di quartiere. Saranno poi necessari:
2a) Un asilo nido, strumento necessario alla famiglia,
e la cui distribuzione in zona è irrisoria.
2b) Un consultorio familiare.
2c) Una serie di aree con verde pubblico e attrezzate
(bambinopoli, passeggiate pedonali, ecc.)
2d) Alcuni spazi polifunzionali che permettano l'aggregazione
di giovani, famiglie e anziani, che invece al momento non
hanno alcun luogo di incontro pubblico e per il tempo libero.
2e) Alcune necessarie attrezzature sportive pubbliche.
2f) La garanzia che le scuole dell'obbligo non chiudano,
che restino negli edifici storici in cui attualmente risiedono
e che anzi venga potenziata la loro attività.
3) Questione delle infrastrutture: Il quartiere soffre
di problemi strutturali che vanno risolti definitivamente.
Andranno previsti quindi:
3a) Il definitivo riassetto del sistema fognario.
3b) Il definitivo riassetto del sistema idrico.
3c) Il definitivo riassetto del sistema viario (la
circolazione, come nel caso ancora irrisolto di via Del Piano,
va rivista) e della manutenzione delle strade.
3d) L'applicazione reale dei servizi di pulizia, all'oggi
inefficienti.
3e) Uno studio sulla mobilità, che tenga conto
del carico urbano e dell'inquinamento.
4) Questione dell'artigianato e del lavoro: I piccoli
artigiani locali sono schiacciati da un'economia che cambia
e che non li tiene in considerazione; a questo si aggiunge
che i fondi Urban, apparentemente destinati a loro, sono stati
mal distribuiti, e, ironia della sorte, oggi finanziano con
13 miliardi proprio la distruzione e l'edificazione alla Purità.
Il Piano dovrà prevedere incentivi e servizi che salvino
e rilancino le centinaia di attività presenti in quartiere
ed oggi a rischio. Dovrà prevedere corsi di formazione
al fine di recuperare le attività artigianali storiche.
5) Questione dei beni culturali e del lavoro: I beni
culturali presenti in abbondanza all'Antico Corso hanno per
noi un duplice aspetto. Costituiscono un esempio di memoria
storica e di identità (basti pensare l'affetto dei
residenti alla chiesa di San Nicola, o al Bastione degli Infetti,
o alla Torre del Vescovo, tutti simboli del proprio quartiere),
ma anche una risorsa economica: infatti, tali importanti luoghi
sono oggetto di turismo, e quindi necessitano di un indotto
di lavoro notevole; restauratori, manutentori, giardinieri,
guide, custodi, servizi per il turismo, sarebbero necessari
se tale patrimonio funzionasse. Il Piano dovrà quindi
prevedere:
5a) Un censimento dei beni culturali della zona.
5b) Un progetto di riqualificazione e di valorizzazione
turistica.
5c) Un censimento dei disoccupati e dei precari della
zona.
5d) Un programma di formazione professionale di tali
disoccupati e precari per convertirli alla gestione dei beni
culturali.
5e) Un'assegnazione della gestione dei beni culturali
a tali competenze, con accordi da stabilire.
5f) Una reale promozione dei beni della zona.
Solo
a questo punto, cioè definiti e soddisfatti i bisogni
di chi abita il quartiere, si darà ordine a tutte le
richieste di forze economiche esterne che volessero svilupparsi
ed affermarsi in zona, accordando autorizzazioni e agevolando
solo quelle che non danneggino i diritti chi ci abita. Nessuno
si opporrà all'ingresso dell'Università in quartiere,
se questa non crea le condizioni per un disastro sociale.
Solo a questo punto il "Piano di Recupero per l'Antico
Corso" diventerà una questione tecnica, da pianificare
con i progettisti, gli architetti, gli urbanisti e gli ingegneri.
Con
questo documento il Comitato Popolare "Antico Corso"
dice la sua sulla questione del quartiere, e invita l'Amministrazione
a prendere posizione. Il Comitato è disponibile ad
accogliere con molto interesse quelle proposte che tendano
a migliorare tale documento.
Chiarisce però che questo costituisce solo la base,
l'essenziale di ciò che è necessario qui, è
che quindi è quasi inemendabile, perché ogni
esclusione o limatura costituirebbe un ulteriore danno a chi
abita la zona, e che già sta subendo un costo altissimo
impostogli dagli attuali padroni della città, qui aiutati
da queste amministrazioni.
Catania, 23 aprile 2001
Comitato Popolare "Antico Corso"
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