Il Presidente va a Roma e sorprende tutti. Arriva a Palazzo Chigi, bacia e stringe mani a tutti. Un sorriso ed un'eccessiva aria soddisfatta sorprendono ed insospettiscono i presenti, costretti dall'etichetta a mostrarsi affabili ed ospitali. Qui, a Roma, al Palazzo Chigi, alla sede del Governo Italiano, si svolge la conferenza stampa di presentazione della riapertura della cattedrale di Noto. Lui, il Presidente Cuffaro, sa di avere un asso nella manica, proprio l'asso di mazze, il "carico" che sbaraglia tutti. Il giorno prima, nel comunicato del suo ufficio stampa, non aveva preannunciato niente, accennando vagamente al ruolo dell'area. Ecco le parole esatte: "La bellezza del patrimonio artistico e naturalistico di quella zona, dove la Cattedrale rappresenta il volano, potrà e dovrà avere un ruolo importante nella vita e nel benessere della popolazione residente". Poi prende l'aereo, arriva a Palazzo Chigi e, nel bel mezzo del classico balletto di auto-attribuzioni di merito sulla riapertura della Cattedrale, getta la carta vincente. Porta, nel luogo della massima visibilità, la notizia della "sua" vittoria. Ancora dal suo ufficio stampa: “La Regione Siciliana ha chiesto ed ottenuto dalla Panther Eureka la rinuncia a qualsiasi autorizzazione ricevuta in passato per la ricerca di gas nelle aree della Val di Noto dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco, compresa la buffer-zone, nella città di Noto e nelle altre aree di interesse archeologico e ambientale”. E prosegue: “Questa scelta, in linea con la nostra ferma opposizione alle trivellazioni, rientra nella strategia di sviluppo turistico che la Regione Siciliana con coerenza ha sempre portato avanti”.
Bene, bravi, bis, verrebbe da dire. E viene anche da festeggiare: dormiremo sonni tranquilli perchè al centro della Tonnara di Vendicari o della Torre di Noto Antica non sorgerà una di quelle trivelle pseudo-texane o un bidone aspira-tutto di dimensioni ciclopiche per il gas. Evviva.
Ma noi siciliani sappiamo bene che difficilmente ciò che si vede è ciò che è vero, e che i giochetti da tavolo da briscola sono molto pericolosi quando vengono portati nella vita reale. Facciamoci aiutare dai numeri e da una calcolatrice.
Dice l'informatissimo quotidiano "La Sicilia": "La Panther Oil rinuncia alle trivellazioni in un'area di 86 chilometri quadri del Val di Noto, su una superficie complessiva destinata alle ricerche petrolifere di 746 chilometri quadri".
746 chilometri quadri diviso 86 chilometri quadri uguale 8,67 chilometri quadri, ovvero l'11,53% circa dell'area di pertinenza della Panther Eureka.
Riepilogando con le parole de "La Sicilia" "l'area risparmiata alle trivellazioni è quella sottoposta alla tutela dell'Unesco e alcune zone cuscinetto. Da quanto si apprende i comuni interessati ai "tagli" sono Noto (21 chilometri quadri), Ragusa (17), Modica (9), Scicli (1), Caltagirone (23) e Palazzolo Acreide (un chilometro quadro). Nel resto del territorio le trivellazioni andranno avanti".
Qui ci viene un certo prurito al cervello. Ma come, viene risparmiato il centro città, qualche ettaro di riserva, ma tutto il resto potrà essere trivellato? Ma davvero pensano che i siciliani si sarebbero fatti fare un buco al centro della piazza della Cattedrale di Noto o davanti quella di Modica o Palazzolo? Il Val di Noto non è solo una costellazione puntiforme di "immensi capolavori del tardo barocco" (Camilleri). Cos'è davvero il Val di Noto? Leggete le parole di Magnaghi a proposito del concetto di territorio e immaginatele per l'area in questione, che può essere considerata "l’esito di lunghi processi di strutturazione dello spazio fisico che avviene secondo lunghe fasi di territorializzazione; è il risultato dell’azione storica dell’uomo immersa nel tempo geologico e biologico; [il territorio] è infine un intreccio inscindibile e sinergico di ambiente fisico, ambiente costruito, ambiente antropico. Il sistema di relazione di queste tre componenti ambientali genera l’identità di un luogo come soggetto vivente, unico per forma, carattere, storia, paesaggio" (A. Magnaghi, 1996). il Val di Noto non è solo Unesco. Del resto anche Cuffaro, in poche parole, l'aveva detto prima di Palazzo Chigi: “[affinchè] beni culturali e paesaggio - sottolinea ancora il presidente - possano davvero giocare un ruolo trainante per un rinnovato sviluppo turistico di qualità è indispensabile che tali beni siano, nel tempo, tutelati e correttamente gestiti”. Paesaggio, turismo di qualità, tutela e corretta gestione: che belle e brave parole. Riflettiamo sulle parole della Panther che - attraverso le parole del suo presidente Jim Smitherman - afferma: "la scelta dei siti da perforare sarebbe stata sempre puntuale e sarebbe stata quindi ovviamente indirizzata verso zone non interessate da qualità o pregi ambientali, paesaggistici e tantomeno nel centro di abitato della città di Noto". Cosa vuol dire "zone non interessate da qualità o pregi ambientali, paesaggistici"? Ma soprattutto, qual'è il metro con cui valutare queste zone? E infine, chi sono i soggetti abilitati a farlo? Oggi il paesaggio è ufficialmente riconosciuto come bene culturale e non solo più come bene ambientale. I Piani Territoriali Paesistici di cui si stanno dotando Regione, Provincie e Comuni sono strumenti molto importanti, perchè permettono di stabilire criteri di classificazione del territorio e del paesaggio che non sono legati solo al gusto, bensì a principi che i pianificatori sono tenuti a rendere pubblici, e quindi anche passibili di critiche e modifiche. Come può una ditta, e per di più americana, arrogarsi il diritto di stabilire quali sono "zone non interessate da qualità o pregi ambientali, paesaggistici" in Sicilia? Il dibattito sulle energie e quello sullo sviluppo legato al turismo non possono essere scissi dalla questione della qualità della vita. Il paesaggio non solo è bello ma è anche abitato, e ciò significa che prima di agire su di esso, che si tratti dell'installazione di una trivella piuttosto che della realizzazione di una riserva naturale, bisogna avviare seri processi di confronto e partecipazione con gli attori locali e con gli abitanti. La Panther, il Governo Capodicasa e quello Cuffaro non l'hanno fatto. Oggi tutelare l'11,53% del territorio può essere considerato un primo passo, una piccola vittoria, ma non può essere il contentino, la caramella lanciata ai poveri balordi del sudest siciliano. Festeggiare? Ma sì, appena un quarto d'ora, prima di ricomiciare con i No-Triv , con Camilleri e con tutti gli uomini e le donne che vogliono tutelato il proprio territprio. Le partite di briscola invece, lasciamole ben chiuse dentro i circoli e nelle putìe. ---------------------------------------- Riferimenti: Ufficio stampa Presidente della Regione Sicilia Articolo de "La Sicilia" Articolo de "La Repubblica" Magnaghi e NuovoMunicipio |