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Di Edoardo Salzano - eddyburg.it

Un commento a caldo sulla "nuova" politica urbanistica lanciata da Berlusconi: torniamo indietro di qualche secolo.
 Il manifesto, 8 marzo 2009


piano casa
Scatenare gli “spiriti animali” della speculazione edilizia più forsennata e rozza per dare uno choc all’economia, un colpo alla burocrazia e un volano enorme all’edilizia: questo, secondo le sue parole, il progetto di politica urbanistica dell’uomo che gli italiani, aiutati da una legge elettorale balorda, hanno scelto per governare. Si potranno aumentare del 20% le cubature di tutti gli edifici residenziali esistenti e della stessa quantità le aree coperte dagli edifici ad altra destinazione. Si potranno demolire e ricostruire, con il 30% in più, gli edifici costruiti prima del 1989. Tutto questo in deroga ai piani regolatori e ai pareri degli uffici: basta la certificazione di un tecnico.

Siamo alla follia. Si cancellano non pochi decenni, ma alcuni secoli di tentativi di regolare un mercato (quello dell’utilizzazione del suolo a fini urbani) che, lasciato alla spontaneità, stava distruggendo le città e rendendone invivibili le condizioni per gli abitanti e le attività. La regolamentazione del territorio nell’interesse collettivo non nasce nei paesi del socialismo reale, e neppure in quelli del welfare state, ma agli albori del XIX secolo nei paesi del capitalismo maturo. Arrivò più tardi nei paesi in cui le debolezza dell’imprenditoria moderna lasciava ampio spazio alla rendita, come l’Italia. Qui la regolamentazione urbanistica venne introdotta, nell’epoca fascista, dopo un conflitto che vide, all’interno di quel mondo, la vittoria delle forze del profitto su quelle della rendita: fu nel 1942, quando la legge del fascista Gorla fu approvata contro le resistenze dei difensori del privilegio indiscriminato della proprietà privata.

Aumentare le cubature e le superfici delle costruzioni esistenti in deroga a piani (per di più già spesso sovradimensionati) significa compromettere tutte le condizioni della vivibilità: peggiorare le condizioni del traffico, il carico delle reti dell’acqua e delle fogne, ridurre l’efficienza delle scuole, del verde, dei servizi sociali, peggiorare le condizioni dell’aria e dell’acqua, ridurre gli spazi pubblici, rendere più difficile la convivenza. Significa privilegiare, nell’economia, le componenti parassitarie rappresentate dalla speculazione immobiliare rispetto a quelle della ricerca, dell’innovazione dei sistemi produttivi, dell’utilizzazione delle risorse peculiari della nostra terra. Non dimentichiamo che scatenare l’attività edilizia indiscriminata provocherà la distruzione di paesaggi, di beni artistici e culturali, di testimonianze storiche e di bellezza: insomma, di tutte le componenti del patrimonio comune, già così debolmente tutelati nel nostro paese. Non è un caso che uno dei presidenti regionali che darà il via al provvedimento è quel Cappellacci, viceré della Sardegna in nome di Berlusconi, cui lo champagne di festeggiamento del trionfo elettorale fu offerto da quel tale che aspetta di costruire 300mila mc sulla necropoli punica di Tuvixeddu-Tuvumannu.

E riflettiamo sul fatto che affidare le decisioni delle demolizioni e ricostruzioni e degli ampliamenti edilizi al parere tecnico di professionisti pagati dagli stessi operatori immobiliari interessati significa sottrarre ogni decisione non a una parassitaria burocrazia, ma ai pareri di qualificati funzionari pubblici e alla possibilità dei cittadini di concorrere, mediante le procedure della pianificazione urbanistica e l’intervento diretto di partecipazione, alle scelte di trasformazione dei territori sui quali vivono. Da quale palazzo o palazzetto della politica nascerà il segnale di una protesta che fermi la marcia verso la devastazione?

 Hits:  811
 Rating:   Rating:10  Votes:1 (Rating Scale: 1 = worst, 10 = best)
 Added on:  3/10/2009
 Author/Source:  Autore: Salzano, Edoardo
 Author's contact:  http://eddyburg.it/article/articleview/12766/0/352/
 Posted by:  Ciccio
 Comments:  1 Comment(s)
Comments:  

  By: Ciccio on 3/10/2009
Pianificazione significa assunzione (nel bene e nel male) di responsabilità pubbliche e collettive. Significa stabilire delle regole (non sempre condivise o condivisibili, per la verità), renderle pubbliche, assumersene le responsabilità, prepararsi allo scontro pubblico e alle critiche, alle sconfitte o alle vittorie: giocare a carte scoperte, insomma.
Derogare significa spostare tutto al piano dei singoli casi, della contrattazione privata e invisibile, della mancanza di regole stabilite dalla comunità per gestire (tutelare?) un bene che è privato nella sua parcellizzazione ma che è collettivo nel suo insieme.
Questo "sviluppo" che si intende imprimere con atti come questo è lo sviluppo della zappa sui piedi, del crescere oggi per soffocare il domani, del consumare e rovinare noi a scapito dei nostri figli: si, loro avranno diversi vani in più, ma che città e che campagne li circonderanno? Città senza regole, con enormi sproporzioni tra abitato e servizi, senza aria da respirare; città malate perchè cresciute senza testa. Campagne che non serviranno più a coltivare e produrre, ma ad ospitare il surplus delle città; periferie urbane nate in nome del "ruralismo" ma che di rurale avranno solo obsolete definizioni catastali; luoghi tanto sognati da chi li ha raggiunti e abitati ma che si stanno già trasformando in estensioni delle città vicine piene di cemento e ferro. Vogliamo regalare, in nome dello "sviluppo" questa città e questa campagna ai nostri figli? No, grazie. I pianificatori bravi ci sono. Mettete le città nelle loro mani, loro hanno vissuto per decenni il vero problema della casa, la fatiscenza degli alloggi esistenti e la perversione della costruzione dei nuovi alloggi. Conoscono il problema a fondo, hanno studiato la società e gli uomini; hanno sperimentato delle soluzioni e spesso hanno anche vinto. Mettete la città nelle loro mani, loro sanno cosa fare. I nostri figli ci ringrazieranno, un giorno.



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